Trentino-Alto Adige, terra di montagne, terra di vino

Che il Trentino-Alto Adige sia un territorio naturalmente vocato alla coltivazione della vite e alla produzione di vini di qualità sopraffina è cosa risaputa da tempo… da tantissimo tempo, oseremo dire da sempre. Da quando cioè ancora prima dei Romani e del loro impero, queste terre montuose erano abitate dagli Illiri, un’antica popolazione di origine indoeuropea.
Furono comunque i Romani e prima di loro gli Etruschi – sappiamo bene quanto entrambi apprezzassero le feste e il bere bene – a dare il via ad una fiorente ed ampiamente apprezzata produzione di vino, grazie anche alla tecnica dei cosiddetti “vasi vinari”, che altro non erano che botti di legno.
Con la caduta dell’Impero e l’imperversare delle invasioni barbariche, tuttavia la viticultura subì una battuta di arresto.
Dovremo aspettare l’alto medioevo e le potentissime comunità monastiche – in particolare i Benedettini che scelsero queste montagne come loro dimora d’elezione – per assistere ad una rinascita delle coltivazioni. Furono soprattutto i vescovadi e i monasteri della Baviera e della Svevia ad acquistare vaste porzioni di vigneti che destinarono al proprio fabbisogno.
Col passare degli anni e dei secoli, i vini del territorio si guadagnarono fama e apprezzamento anche fuori dai confini dello stivale, in tutta Europa.
Addirittura, troviamo il Traminer venir citato per il suo profumo e la sua aromaticità distintiva nel "Libro della Natura" scritto nel 1349 da Konrad di Menghenberg, mentre il Marzemino viene addirittura menzionato nel Don Giovanni di Mozart.
Durante il XIX secolo i vigneti della regione vennero duramente colpiti dall’oidio e dalla peronospora prima e dalla filossera poi. “La necessità aguzza l’ingegno”, recita un vecchio adagio e così a Bolzano proprio in quel periodo si scopre la proprietà dello zolfo di contrastare il malbianco. E nel 1874 a San Michele viene inaugurata la prima “Stazione sperimentale di enologia”, un progetto pilota oggi tra gli atenei più prestigiosi del continente.

Ai giorni nostri la superficie vitata globale della regione supera i 15.000 ettari (10.000 circa in Trentino, oltre 5.000 in Alto Adige), con una produzione totale che va ben oltre il milione e trecentomila ettolitri di vino all’anno. Tra i vitigni autoctoni a bacca nera ricordiamo in Trentino il Marzemino, il Teroldego, la Schiava, l’Enantio, in Alto Adige, abbiamo sempre la Schiava e il Lagrein, il vitigno più antico di tutta l’Italia settentrionale. Per quanto riguarda i vitigni a bacca bianca più coltivati della regione, oltre al Gewürztraminer, al Kerner e al Sylvaner, abbiamo anche Chardonnay e Pinot Bianco, che insieme al Pinot Nero entrano nella realizzazione dei vini spumanti metodo classico, vero fiore all’occhiello dell’intera produzione enologica trentina e altoatesina.

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